L’aeroporto di Comiso non può più aspettare. Se chiude, non riapre più.
Riflessione dopo l’incontro pubblico sul futuro dell’aeroporto di Comiso
di Antonio Carnemolla (promotore Comitato Pro Mazzarelli)
Eravamo presenti al consiglio comunale aperto del Comune di Comiso, svoltosi il 7 luglio 2025 all’interno dello stesso aeroporto.
Un incontro tanto atteso, tanto acceso. Un confronto pubblico che ha messo a nudo fragilità, responsabilità e urgenze legate al destino dello scalo ibleo.
Ci siamo seduti in fondo alla sala. In silenzio, ad ascoltare.
Ma dentro non eravamo in silenzio per niente.
Perché quello che è emerso durante l’incontro è chiaro, netto, inevitabile: il tempo dei tentennamenti è finito.
O si agisce ora, o si prenderà atto — troppo tardi — di aver perso l’unica infrastruttura davvero strategica per il sud-est siciliano.
Abbiamo sentito parole forti, numeri impietosi, ammissioni di colpe, accuse reciproche, richieste accorate. Ma soprattutto abbiamo percepito una cosa: la stanchezza.
La stanchezza di chi ha creduto, di chi ha difeso, di chi ha sperato… e oggi si ritrova con un aeroporto svuotato, con pochi voli, con passeggeri in fuga e promesse evaporate.
Chi conosce Comiso lo sa: non è solo una pista di decollo.
È un simbolo, è un ponte, è un’opportunità concreta per restare connessi, per attrarre turismo, per trattenere giovani, per dare dignità a un territorio che non può più essere trattato da periferia della periferia.
Eppure oggi i dati parlano chiaro: passeggeri dimezzati, continuità territoriale avviata ma inefficace, investimenti milionari annunciati ma non ancora trasformati in prospettiva reale.
E intanto la sensazione — drammatica — è che ci sia chi ha tutto l’interesse a lasciare morire Comiso, per rafforzare altrove.
Non possiamo permetterlo.
Non si tratta di campanilismo, né di retorica.
Si tratta di giustizia territoriale.
Se in Puglia possono coesistere Bari, Brindisi e Foggia, se in Sicilia si trovano risorse per Trapani, perché Comiso deve rimanere fuori?
Perché con la stessa società di gestione alcuni aeroporti crescono e altri crollano?
Perché si continua a parlare di strategie, e intanto i voli non ci sono?
Il territorio non è più disposto ad aspettare.
Ha bisogno di risposte chiare, di impegni concreti, di una visione vera.
E anche le parole più appassionate, se non diventano fatti, rischiano di arrivare tardi.
E in tutto questo, il nostro ruolo?
Il Comitato Pro Mazzarelli continuerà a fare ciò che ritiene giusto: ascoltare, raccogliere, pungolare, proporre.
Senza poltrone, ma con una sola bandiera: quella del territorio.
Siamo qui per fare la nostra parte, senza illusioni, ma con determinazione.
E nel fare la nostra parte, non possiamo non denunciare alcune assenze pesanti: in un incontro così importante, mancavano il Direttore Generale della SAC e il Presidente della Regione Siciliana.
Eppure si parlava non solo di un aeroporto, ma del diritto alla mobilità, allo sviluppo e alla dignità di una terra intera.
Cosa chiediamo?
Noi crediamo che sia giunto il momento di un confronto vero, ad altissimo livello.
Una tavola rotonda nazionale, con al centro:
Il Presidente del Consiglio dei Ministri
Il Ministro dei Trasporti
Il Presidente della Regione Siciliana
Un responsabile di Ryanair — perché, come emerso durante l’incontro, è l’unica compagnia oggi in grado di far ripartire lo scalo
Un rappresentante della SAC
E, perché no, anche un confronto su chi può davvero gestire questo aeroporto
Se la SAC non ha la volontà o la capacità, allora si valuti l’affidamento a una società del Nord Italia, con esperienza e obiettivi chiari.
Questa non è una provocazione.
È una richiesta di serietà, trasparenza, futuro.
Questa è una battaglia che riguarda tutti.
E la porteremo avanti con chiunque abbia ancora il coraggio di crederci.
